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Riforma del SSN: verso una nuova architettura di ospedali e territorio

Lunedì 12 gennaio 2026 il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera allo Schema di disegno di legge delega che affida al Governo il compito di riformare profondamente il Servizio sanitario nazionale (SSN) italiano. L’obiettivo dichiarato è potenziare l’assistenza territoriale e ospedaliera e rivedere il modello organizzativo del sistema, nell’ambito di una visione coerente con i principi costituzionali di tutela della salute, equità e continuità delle cure.

Il DDL delega, che dovrà tradursi in uno o più decreti legislativi entro il 31 dicembre 2026, si propone di aggiornare e integrare l’architettura normativa del SSN, attualmente regolata in gran parte dal D.Lgs. 502/1992, ma anche da due regolamenti distinti per ospedale e territorio: il DM 70/2015 e il DM 77/2022. La riforma mira a superare le anomalie e le difficoltà di integrazione tra questi due ambiti, considerate causa di disomogeneità organizzative e di inefficienze assistenziali.

Tra i punti cardine che il Ministero della Salute e il Governo dovranno considerare nel definire i decreti attuativi ci sono 13 criteri direttivi principali. Tra essi emergono la revisione dei modelli di integrazione tra ospedale e territorio, l’aggiornamento della classificazione delle strutture ospedaliere (introducendo gli ospedali di terzo livello ovvero centri di eccellenza specialistica, spesso universitari o IRCCS, per patologie complesse e altamente tecnologiche e gli ospedali elettivi, strutture per acuti senza pronto soccorso, dedicate a pazienti non urgenti ma connessi alla rete emergenza) e la definizione di standard minimi per le attività di ricovero in coerenza con l’ospedale di comunità.

Il provvedimento dedica particolare attenzione all’appropriatezza dell’offerta ospedaliera, all’innovazione organizzativa, e all’individuazione di standard assistenziali per persone con patologie complesse o non autosufficienti. È prevista anche la valorizzazione delle buone pratiche clinico-assistenziali, l’accentuazione della bioetica clinica e l’integrazione tra interventi sanitari e socio-assistenziali. Nel quadro territoriale, particolare rilievo assume il ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, la cui disciplina sarà riordinata per rafforzarne l’impegno nell’assistenza di prossimità.

Un altro elemento importante riguarda la qualità e interoperabilità dei sistemi informativi sanitari, con l’integrazione dei dati tramite l’Ecosistema Dati Sanitari (EDS), per favorire un’organizzazione basata su evidenze e per migliorare la continuità delle cure.

Per il Governo, come sottolineato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, la riforma è un passo per rendere il SSN “più capace di rispondere ai fabbisogni assistenziali dei cittadini”, con un sistema più moderno, efficiente e vicino alle esigenze delle persone, in particolare per le cronicità e la non autosufficienza.

Non mancano però voci critiche o di cautela. Alcuni osservatori sottolineano che i criteri generali del testo sono ancora molto ampi e generici, con la sostanza delle scelte rimandata ai futuri decreti legislativi e alla dotazione delle risorse necessarie. La conferenza delle Regioni, ad esempio, ha già trasmesso osservazioni sulla bozza dello schema.

Dal punto di vista sindacale, la CISL e altre organizzazioni hanno chiesto un confronto attivo nel processo di attuazione, ribadendo che una riforma efficace del SSN richiede non solo linee guida, ma anche coinvolgimento delle parti sociali, chiarezza sui finanziamenti e una programmazione degli organici sanitari per assicurare l’esigibilità delle norme nella pratica quotidiana. In senso più generale, le istanze sindacali evidenziano la necessità di sostenere il personale sanitario, affrontare la crisi degli organici e garantire condizioni lavorative adeguate in un contesto di trasformazione così profonda.

Il DDL delega non è ancora definitivo: il testo approvato dal CdM dovrà essere corredato dalla relazione tecnica e dal “bollino” della Ragioneria Generale dello Stato prima di essere depositato in Parlamento. A quel punto inizierà l’esame parlamentare e le successive fasi di confronto legislativo, che culmineranno con la conversione in legge e l’elaborazione dei decreti legislativi attuativi.

L’iniziativa, comunque, segna l’avvio di un percorso complesso e ambizioso, con l’obiettivo di rilanciare il SSN in chiave moderna e integrata, potenziando davvero la capacità del sistema di prendersi cura della salute dei cittadini su tutto il territorio nazionale, riducendo al contempo le disuguaglianze e rafforzando la qualità delle prestazioni.