Skip to main content

Dove nasce la cura: la sfida della sanità territoriale tra riforme, carenza di medici e invecchiamento della popolazione

La cura nasce vicino alle persone. Nei quartieri, nei paesi, nelle comunità. È questo il messaggio che ha guidato la ricerca “Dove nasce la cura: salute e territorio”, presentata giovedì 11 giugno da Domenico Pacchioni, segretario generale della Fnp Cisl Emilia Centrale, nel corso del Consiglio generale Cisl Emilia Centrale, dedicato all’evoluzione della sanità territoriale nelle province di Modena e Reggio Emilia.

Un lavoro nato dall’ascolto diretto dei cittadini e dei pensionati che ogni giorno si rivolgono alle sedi sindacali per segnalare difficoltà sempre più diffuse: la ricerca del medico di famiglia, le liste d’attesa per visite ed esami, la gestione della non autosufficienza, la mancanza di punti di riferimento chiari quando emergono nuovi bisogni assistenziali.

«Dietro ogni numero c’è una storia, dietro ogni servizio c’è un bisogno», ha ricordato Pacchioni, spiegando come l’obiettivo della ricerca non sia quello di promuovere o bocciare le riforme in corso, ma comprendere se i cambiamenti avviati stiano realmente migliorando la vita delle persone, in particolare degli anziani.

Lo studio si inserisce in un percorso di analisi che la Fnp Cisl Emilia Centrale porta avanti da tempo sui temi della fragilità sociale, della non autosufficienza e della contrattazione socio-sanitaria territoriale. Un percorso che punta a trasformare i dati in strumenti di proposta e confronto con le istituzioni.

Alla base della riflessione c’è una trasformazione demografica ormai evidente. L’aumento dell’aspettativa di vita rappresenta una conquista sociale, ma comporta anche una crescita delle patologie croniche, delle condizioni di fragilità e dei bisogni assistenziali continuativi. Diabete, malattie cardiovascolari, demenze e patologie respiratorie richiedono infatti un modello di presa in carico diverso rispetto al passato.

La pandemia ha accelerato questa consapevolezza, mostrando i limiti di una sanità costruita prevalentemente attorno all’ospedale. Da qui nasce la necessità di rafforzare la medicina territoriale e di avvicinare i servizi alle persone.

Il nuovo modello organizzativo previsto dal DM 77 e sostenuto dagli investimenti del Pnrr individua infatti nel domicilio il primo luogo di cura. Attorno al cittadino dovrebbe svilupparsi una rete composta da medici di medicina generale, infermieri di comunità, Case della Comunità, Centri di assistenza e urgenza, Ospedali di Comunità e servizi sociali integrati. L’obiettivo è garantire continuità assistenziale e prevenire il ricorso improprio ai pronto soccorso.

Proprio per verificare quanto questa trasformazione sia diventata realtà nei territori, la Fnp Cisl Emilia Centrale ha svolto un’approfondita attività di analisi dei servizi esistenti nelle province di Modena e Reggio Emilia, censendo le strutture presenti, la disponibilità dei medici di medicina generale e il grado di sviluppo della rete territoriale.

Una ricerca che si inserisce in un momento particolarmente delicato per il sistema sanitario nazionale. Sul piano nazionale si è infatti recentemente arrestato il percorso di riforma che avrebbe modificato il rapporto di lavoro dei medici di medicina generale, riaprendo il confronto sul futuro della medicina di famiglia e sul ruolo che questi professionisti dovranno svolgere nella nuova organizzazione territoriale.

Di segno diverso l’esperienza dell’Emilia-Romagna che, nei primi mesi del 2026, ha sottoscritto un nuovo accordo con i medici di famiglia orientato a rafforzarne la presenza sul territorio, favorire il lavoro multidisciplinare e consolidare il ruolo delle Case della Comunità come punto di riferimento per i cittadini.

Secondo Pacchioni, tuttavia, il nodo centrale non è esclusivamente contrattuale. La vera sfida riguarda la capacità di costruire una collaborazione stabile tra professionisti, servizi sanitari e servizi sociali. In altre parole, trasformare gli investimenti infrastrutturali in un sistema realmente funzionante.

Le evidenze raccolte dalla ricerca si intrecciano con le recenti analisi della Fondazione Gimbe, (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), segnalava infatti le criticità legate all’invecchiamento della popolazione medica, alla carenza di professionisti e alle difficoltà nel garantire un adeguato ricambio generazionale. Una situazione che rischia di compromettere l’efficacia stessa della riforma territoriale.

Nelle considerazioni finali, Pacchioni ha utilizzato l’immagine di un “ponte interrotto” per descrivere il rischio che il sistema sanitario si trova oggi ad affrontare. Da una parte vi sono gli importanti investimenti del Pnrr, le nuove Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità; dall’altra permane il problema della disponibilità di personale sanitario e della piena integrazione tra i diversi servizi.

«Le strutture non curano le persone», ha sottolineato il segretario della Fnp Cisl Emilia Centrale. «A curare sono i professionisti, i medici, gli infermieri, gli operatori sociosanitari e gli assistenti sociali».