Medici di famiglia, l’allarme della Fnp Cisl: sempre meno professionisti mentre crescono anziani e bisogni di cura
La sanità territoriale del futuro passa inevitabilmente dai medici di medicina generale. Sono loro il primo presidio sanitario per milioni di cittadini, il punto di riferimento per le persone anziane, per chi convive con patologie croniche e per le famiglie che necessitano di assistenza continua. Eppure, proprio la medicina di famiglia sta attraversando una fase delicata, segnata dall’invecchiamento della categoria, dalla difficoltà di garantire il ricambio generazionale e da carichi assistenziali sempre più elevati.
È quanto emerge dall’analisi realizzata dalla Fnp Cisl Emilia Centrale sui territori di Modena e Reggio Emilia, che fotografa una situazione caratterizzata da importanti elementi di innovazione organizzativa ma anche da criticità che rischiano di mettere sotto pressione l’intero sistema delle cure territoriali.
Un medico ogni 1.443 abitanti a Modena, uno ogni 1.509 a Reggio Emilia
Nella provincia di Modena operano 435 medici di medicina generale a fronte di una popolazione over 14 pari a 627.836 persone. Il rapporto medio è di un medico ogni 1.443 abitanti.
A Reggio Emilia i medici di famiglia sono invece 310 per una popolazione di 469.439 residenti sopra i 14 anni, con una media di un medico ogni 1.509 assistiti.
Numeri che devono essere letti alla luce dell’Accordo Collettivo Nazionale, che individua come rapporto ottimale un medico ogni mille abitanti, con una tolleranza massima del 30%. In pratica, soprattutto nel territorio reggiano, ci si trova già al limite superiore della soglia considerata sostenibile.
Il dato assume un significato ancora più rilevante se si considera che i parametri nazionali continuano a basarsi su modelli demografici ormai superati. Negli ultimi quarant’anni è infatti aumentato in modo significativo il numero degli anziani e degli ultra 75enni, cioè proprio la fascia di popolazione che richiede più assistenza sanitaria, controlli, prescrizioni e percorsi di presa in carico.
Reggio Emilia oltre la soglia critica mentre a Modena la supera in due distretti
L’indagine evidenzia situazioni particolarmente complesse in alcuni distretti reggiani e in due modenesi.
A Correggio ogni medico di famiglia segue mediamente 1.638 cittadini, mentre nel distretto di Reggio Emilia il rapporto è di 1.598 assistiti per medico. Nel modenese la soglia critica è superata nei distretti di Castelfranco Emilia con 1539 pazienti per medico e Mirandola con 1523.
Valori che superano ampiamente il parametro ottimale e che segnalano una crescente pressione sui professionisti, con possibili ripercussioni sui tempi di accesso e sulla continuità assistenziale.
La fotografia conferma quindi la necessità di rafforzare il numero dei medici disponibili e di accelerare i processi di sostituzione dei professionisti che nei prossimi anni raggiungeranno l’età pensionabile.
Il vero problema è il ricambio generazionale
La criticità più evidente emersa dalla ricerca riguarda infatti l’età dei medici di medicina generale.
In provincia di Modena quasi un professionista su tre (28,6%) si trova nella fascia immediatamente precedente al pensionamento e il 17,9% ha già superato i 66 anni.
Complessivamente i medici con più di 55 anni rappresentano il 47,8% della categoria, mentre quelli con meno di 45 anni si fermano al 38,2%.
Il rischio è evidente: una parte consistente dei medici oggi in servizio potrebbe lasciare l’attività nei prossimi anni senza essere sostituita da un numero sufficiente di giovani professionisti.
Anche Reggio Emilia presenta segnali di attenzione.
Oltre un terzo dei medici di famiglia (38,5%) appartiene alle fasce d’età più vicine alla pensione. I professionisti tra i 55 e i 75 anni sono 120, mentre i medici più giovani sono soltanto 46.
Sebbene il rapporto complessivo tra over 55 e under 45 risulti più equilibrato rispetto a Modena, il tema del ricambio generazionale rimane una delle principali sfide per garantire la tenuta della rete territoriale nei prossimi anni.
Medicina associata: Modena più avanti di Reggio Emilia
Se sul fronte anagrafico emergono criticità comuni, l’indagine mette in evidenza anche aspetti positivi legati all’organizzazione del lavoro.
Uno degli obiettivi delle nuove politiche sanitarie è infatti superare il modello del medico isolato, favorendo forme associative che consentano maggiore collaborazione, orari più estesi, continuità delle cure e condivisione delle informazioni cliniche.
A Modena il percorso appare già molto avanzato.
L’88,5% dei medici opera infatti in forme associative, mentre soltanto il 12,4% lavora ancora senza alcuna aggregazione professionale. Oltre la metà dei professionisti condivide fisicamente la sede di lavoro con altri colleghi e più di un terzo aderisce a forme associative in rete.
Una situazione che rappresenta una base importante per lo sviluppo delle future Aggregazioni Funzionali Territoriali previste dalla riforma della medicina generale.
A Reggio Emilia la medicina associata è meno diffusa: coinvolge il 60,3% dei medici, mentre ben 123 professionisti operano ancora al di fuori di modelli organizzativi strutturati.
Proprio su questo fronte la ricerca individua uno dei principali margini di miglioramento per il territorio reggiano.
Il Progetto SOLE: la sanità digitale è ormai realtà
Se le forme associative presentano livelli diversi nei due territori, molto positivo appare invece il grado di integrazione digitale.
Il Progetto SOLE (Sanità On Line), che collega medici di famiglia, pediatri, ospedali e servizi sanitari regionali, registra infatti percentuali di adesione elevate.
A Modena aderisce il 79,3% dei medici di medicina generale.
A Reggio Emilia la quota raggiunge il 77,4%.
Grazie a questo sistema è possibile condividere prescrizioni elettroniche, referti specialistici, informazioni sui ricoveri, dimissioni ospedaliere, accessi al pronto soccorso, vaccinazioni ed esenzioni, favorendo una maggiore continuità assistenziale e una presa in carico più efficace dei pazienti.
La diffusione del progetto rappresenta uno degli elementi più avanzati della sanità territoriale emiliano-romagnola e costituisce una base fondamentale per lo sviluppo delle future Case della Comunità e delle Aggregazioni Funzionali Territoriali.
Una sfida decisiva per il futuro della sanità territoriale
L’analisi della Fnp Cisl Emilia Centrale consegna dunque un quadro articolato.
Da un lato emergono segnali incoraggianti: la forte diffusione della medicina associata a Modena, l’elevata adesione ai sistemi digitali, la progressiva integrazione tra professionisti e servizi territoriali.
Dall’altro restano aperte questioni decisive: il numero insufficiente di medici rispetto ai bisogni di una popolazione sempre più anziana, il rischio pensionamenti nei prossimi anni e le difficoltà nel garantire un adeguato ricambio generazionale.
La riforma della sanità territoriale prevista dal DM 77 punta a costruire una rete più vicina ai cittadini, fondata sulle Case della Comunità e sul lavoro di équipe. Ma perché questo modello possa funzionare servono soprattutto professionisti.
Per la Fnp Cisl il tema non riguarda soltanto l’organizzazione sanitaria, ma la tutela di un diritto fondamentale: garantire a ogni cittadino, in ogni territorio, la possibilità di avere una sanità che non fa distinzioni.