Skip to main content

Dal 1 gennaio 2024 pensioni rivalutate

Via libera dell’Inps agli aumenti delle pensioni nel 2024.

Tecnicamente si chiama perequazione; in pratica, è la rivalutazione annuale degli importi di tutte le pensioni, al fine di adeguarli al costo della vita per proteggere il loro potere d’acquisto, almeno in parte, dall’erosione dovuta all’inflazione.

La perequazione si applica a tutte le pensioni erogate dal sistema pubblico, sia dirette che ai superstiti (reversibilità e indiretta), nonché alle prestazioni d’invalidità civile e all’assegno/pensione sociale.

L’aggiornamento delle pensioni avviene a gennaio di ogni anno, in base all’indice provvisorio e salvo successivo conguaglio, sempre a gennaio, in base all’indice definitivo.

Le rendite non superiori a quattro volte il minimo (cioè 2.271,76€ al mese al 31 dicembre 2023) godranno dal 1° gennaio 2024 di un aumento secco del 5,4%. Quelle superiori godranno di una rivalutazione gradualmente inferiore al crescere della misura della pensione sino a scendere all’1,188% per quelle superiori a dieci volte il trattamento minimo inps (cioè 5.679,41€ al mese al 31 dicembre 2023). Lo rende noto, tra l’altro, l’Inps nella Circolare n. 1/2024 con la quale l’ente previdenziale adegua, come di consueto, gli importi dei trattamenti previdenziali e assistenziali validi per il nuovo anno.

Aumenti 2024

Il conguaglio (+0,8%) tra l’indice provvisorio 2023 (+7,3%) e quello definitivo 2023 (+8,1%) è stato anticipato a dicembre 2023 e, pertanto, il 1° gennaio 2024 gli assegni vanno rivalutati solo al tasso provvisorio 2024 (+5,4%) stabilito dal decreto del ministero del lavoro del 20 novembre 2023.

La rivalutazione non è applicata in misura uguale per tutte le pensioni, ma variabile a seconda delle fasce di appartenenza in cui ricade l’assegno oggetto di rivalutazione. La Finanziaria 2024 prevede che la percentuale di indicizzazione per il 2024 sia pari al 100% dell’inflazione per gli assegni compresi entro le 4 volte il trattamento minimo (quindi +5,4%); dell’85% per quelli compresi tra quattro e cinque il Tm (quindi + 4,59%); del 53% per quelli superiori a cinque volte e sino a sei volte il predetto Tm (+2,862%); del 47% per quelli superiori a sei volte e sino ad otto volte il Tm (+2,538%); del 37% quelli superiori a otto volte e sino a dieci volte il Tm (+ 1,998%) e del 22% (+1,188%) per quelli complessivamente superiori a dieci volte il Tm.

La rivalutazione si applica sul trattamento complessivo della pensione e non per fasce progressive con garanzia, tuttavia, del mantenimento del migliore importo maturato applicando la rivalutazione della fascia precedente.

In tabella le fasce di indicizzazione ed i relativi aumenti.

 

Rivalutazione pensioni-3