Orsini: «L’accordo con i sindacati va chiuso entro l’inizio di novembre»
Il presidente di Confindustria lancia l’allarme sulla ceramica: 1.600 lavoratori sono già in cassa integrazione. «Senza energia a costi sostenibili non c’è competitività»
Chiudere l’accordo con le organizzazioni sindacali entro la fine di ottobre o nei primi giorni di novembre e intervenire con urgenza sul costo dell’energia. Sono le priorità indicate da Emanuele Orsini, presidente nazionale di Confindustria, durante il confronto «Costruire il futuro: dialogo tra impresa e lavoro», promosso dalla Cisl Emilia Centrale al Tecnopolo di Modena.
«L’accordo deve essere fatto. Mi auguro di chiuderlo alla fine del mese o nei primi giorni di novembre. È una cosa molto seria», ha dichiarato Orsini, indicando una scadenza ravvicinata per il confronto tra le organizzazioni datoriali e sindacali.
Salari e contratti
Sul tema delle retribuzioni, il presidente di Confindustria ha richiamato i dati in suo possesso, secondo i quali il 94% dei contratti risulta in regola, considerando sia i rinnovi sia gli accordi non ancora scaduti. Un dato che richiama la necessità di affrontare la questione salariale coinvolgendo tutti i settori produttivi e rafforzando la responsabilità delle parti sociali nella tutela del potere d’acquisto degli italiani.
Energia, allarme nel distretto ceramico
È soprattutto sul costo dell’energia che Orsini ha lanciato un messaggio netto, proprio a Modena, nel cuore del distretto ceramico tra le province di Modena e Reggio Emilia. La crisi, ha sottolineato, non è più soltanto un rischio per il futuro: nel settore sono già 1.600 i lavoratori in cassa integrazione, un numero che potrebbe aumentare se non arriveranno interventi tempestivi.
La ceramica è uno dei comparti più esposti al caro energia. La produzione delle piastrelle richiede forni che raggiungono temperature elevatissime e devono funzionare in modo continuativo. Il gas rappresenta quindi un costo fondamentale del processo produttivo: quando i prezzi aumentano, i margini delle imprese si riducono, diventa più difficile sostenere i costi e alcune aziende sono costrette a rallentare la produzione o a fermare le linee.
Le conseguenze non riguardano soltanto le fabbriche e i loro dipendenti, ma l’intera filiera, che comprende meccanica, logistica, imballaggi e decorazioni, oltre alle numerose attività collegate al distretto. Un sistema produttivo strategico per il Made in Italy, che deve confrontarsi con concorrenti internazionali e non sempre può trasferire gli aumenti energetici sui prezzi finali senza perdere competitività.
«Bisogna sospendere l’Ets», ha chiesto Orsini, riferendosi al sistema europeo di scambio delle quote di emissione, di cui denuncia l’impatto sui costi delle imprese. Il presidente di Confindustria ha sollecitato anche lo sblocco rapido del decreto bollette e l’accelerazione delle autorizzazioni per gli impianti da fonti rinnovabili. In particolare, ha richiamato le 400 concessioni ferme, per una capacità complessiva di 130 GW, chiedendo di superare gli ostacoli che rallentano lo sviluppo di nuova produzione energetica. Tra le misure indicate anche il rafforzamento degli strumenti di energy release e gas release, a sostegno dell’approvvigionamento delle aziende.
Nel percorso verso un sistema energetico più sostenibile, Orsini ha ribadito che il gas resta indispensabile per il sistema produttivo, mentre per il nucleare i benefici richiederanno almeno dieci anni. Una prospettiva che, secondo la posizione espressa dal presidente di Confindustria, non può sostituire gli interventi immediati necessari per contenere i costi.
Il nodo, dunque, è anche il tempo: le imprese hanno bisogno di energia a prezzi sostenibili e di regole certe per continuare a investire e competere sui mercati internazionali. Per il distretto ceramico, dove la crisi energetica si traduce già in ricorso alla cassa integrazione, la rapidità delle decisioni può fare la differenza tra il mantenimento dei livelli produttivi e un ulteriore peggioramento della situazione occupazionale.