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«OPERAZIONE VERITA’ SU SANITA’ E PENSIONI. E DATECI UNA LEGGE SUI CAREGIVER»

L’agenda di Domenico Pacchioni appena riconfermato alla guida dei pensionati Fnp Cisl

«Comunicare in modo chiaro significa farsi comprendere. E la prima cosa che deve comunicare un grande sindacato come Fnp Cisl Emilia Centrale, che rappresenta 44.977 pensionati tra Modena e Reggio Emilia, è che non siamo un’oscura lobby del dopolavoro, ma una forza straordinaria che con la partecipazione vuole proteggere le nostre comunità minacciate dall’impoverimento delle famiglie della classe media e dalla mancanza di una vision chiara su come gestire l’invecchiamento della popolazione».

Domenico Pacchioni non ci gira intorno, reduce dal recentissimo congresso che lo ha confermato segretario generale alla guida della Fnp Cisl modenese e reggiana, insieme ai segretari Paolo Iotti e Silvana Barbolini. Una due giorni anticipata da 13 assemblee territoriali, dall’appennino alla bassa, utilissime per mettere a fuoco l’agenda del sindacato.

Pacchioni, lei batte sempre sul ruolo riformista degli anziani.

«Certo e lo faremo sempre di più. Gli anziani non sono solo i destinatari di cure ma gli attori del cambiamento, la generazione sostenibile che ingaggia battaglia sulla sanità, sulla legge che serve per i caregiver, sulla riforma del sistema pensionistico che deve separare in modo netto ciò che è assistenza da ciò che è previdenza. Sono i nostri anziani quelli che studiano 118 casi di comuni emiliano-romagnoli dove le culle sono vuote e la gente se ne va perché mancano i servizi. Il progetto Fnp regionale ‘Sette montagne, otto colline e una pianura’, cui tanto hanno contribuito Modena e Reggio, ieri è stato presentato alla Camera dei Deputati».

 

Cosa preoccupa di più i pensionati reggiani e modenesi?
«La sanità è in cima alla lista. La sanità che non è finanziata adeguatamente e in 10 anni ha perso 10.000 posti letto, 74 ospedali e ha indebolito i servizi periferici. Fnp Cisl parla con le persone e le persone che abitano nei territori più fragili, come le zone di montagna, sono estremamente contrarie alla decisione della Regione di non riaprire i punti nascita.

Non difendiamo i campanili, apprezziamo le scelte della nuova Giunta regionale per l’avvio di una riforma che punti sulla prevenzione, sull’organizzazione dell’offerta e sul governo di una domanda sanitaria riducendo gli sprechi ma sulla definizione di ‘spreco’ dobbiamo intenderci: la vicinanza dei servizi è essenziale per evitare abbandono e spopolamento».

Quindi, che farete?

«A maggior ragione vogliamo chiarezza sui numeri della sanità quando parliamo di risorse stanziate, di posti letto venuti meno, di tempi di attesa biblici, di indebolimento dei poli periferici. E per fare chiarezza daremo il via ad un gruppo di lavoro ad hoc, proprio come promesso nelle assemblee».

 

Impossibile parlare di sanità senza considerare la gamba del welfare.
«
Va portato a compimento il percorso intrapreso sui livelli essenziali delle prestazioni sociali. Vanno potenziate le infrastrutture a servizio della non autosufficienza, delle famiglie e dei minori, degli anziani e del loro invecchiamento attivo. Sociale per noi significa anche moltissima attenzione verso la rete di strutture e servizi presenti sul territorio. Strutture nelle quali continuiamo a vigilare contro i maltrattamenti verso gli anziani».

 

Non si fanno figli, la popolazione invecchia e sarà una sfida epocale dare i servizi ai non autosufficienti.

«Le persone non autosufficienti in Emilia-Romagna sono già oggi 220mila. Potremmo raggiungere le 370 mila unità nei prossimi 20 anni. E’ un fatto positivo che la Regione abbia deciso di aggiungere 85 milioni di euro nel 2025, arrivando a 135 milioni ulteriori nel triennio 25-’27. Non risolveremo il problema, però, solo con la leva finanziaria. Qui occorre anche pensare ad un modello che coinvolga sempre di più la società civile organizzata e il terzo settore. Reggeremo l’urto solo mettendo le gambe alla nuova frontiera del welfare di prossimità».

Con le malattie neurodegenerative, sempre più diffuse, il discorso cambia completamente.
«Fra poco più di 20 anni le stime prevedono che avremo 2.3 milioni di italiani con malattie neurodegenerative, come alzheimer e demenze. Ecco perché occorre urgentemente una legge nazionale che riconosca a pieno titolo il ruolo dei caregiver, cioè le persone, siano esse familiari o professionisti, che si prendono cura di un malato a domicilio. Non lasciare indietro chi cura, oltre a chi è curato, deve essere un pilastro del nostro welfare».

 

Segretario: chi non vi vuole bene assicura che non c’è spazio per investire sul welfare e per mantenere il sistema delle pensioni.
«Mentono sapendo di mentire. Anche in questo caso occorrono riforme coraggiose, scelte coerenti con l’andamento demografico. Con quota 100, 102, 103 abbiamo avuto un aumento dei pensionati, arrivando 16 milioni e 230mila persone. Contemporaneamente continua la crescita della popolazione anziana. Proprio per questo, vanno separate previdenza e assistenza, con una operazione verità sulla quale noi di Fnp non molleremo. L’assistenza, invece di essere sostenuta con la fiscalità generale, viene pagata col bancomat delle pensioni, portandosi via 68 miliardi, ossia il 32% dell’intera spesa previdenziale. Tutto ciò senza migliorare il contrasto alle povertà».

 

Qui, però, il cerchio si chiude: con le culle vuote di oggi come faremo a mantenere il sistema pensionistico tra 25-30 anni?
«Non è poesia sostenere che occorre puntare sullo sviluppo del Paese, sulla sua netta scelta di campo europeista e su un progetto straordinario di sostegno alle famiglie della classe media. Cominciamo con l’abbassare  la seconda aliquota Irpef dal 35% ad almeno il 32%, investiamo all’occupazione stabile e di qualità. E poi apriamo il dossier sull’immigrazione, parlando seriamente di integrazione e cittadinanza. Vincerebbe un’idea avanzata di società e diritti, vincerebbero l’economia che già ora non trova forza lavoro  e i conti pubblici».