Skip to main content

La memoria non va data per scontata, dipende da noi

La Giornata della Memoria, istituita dalle Nazioni Unite nel 2005 e celebrata ogni 27 gennaio, richiama il mondo intero al dovere di ricordare la Shoah e le sue vittime. In quel giorno del 1945 l’Armata Rossa liberò il campo di Auschwitz, rivelando all’umanità l’orrore dello sterminio sistematico di oltre un milione di persone, simbolo di una tragedia che costò la vita a sei milioni di ebrei e a milioni di altre vittime innocenti del nazismo.

La memoria non è un esercizio formale né un rituale vuoto: è un impegno civile, educativo e morale, soprattutto verso le giovani generazioni. Come ha ricordato Roberto Spezzani, segretario generale della FNP CISL, la Memoria è uno strumento indispensabile per leggere il presente e contrastare ogni forma di odio, razzismo e antisemitismo che, ancora oggi, riaffiorano nella società europea. Senza memoria, ha sottolineato Spezzani, si indebolisce la democrazia e si rischia di rendere accettabili discriminazioni che la storia ha già condannato.

La Shoah non fu solo il risultato dell’azione dei carnefici, ma anche dell’indifferenza di troppi spettatori. Anche l’Italia porta una responsabilità storica, a partire dalle leggi razziali del 1938, che segnarono una profonda ferita nella coscienza nazionale e contribuirono alla persecuzione di cittadini ebrei italiani. Una macchia che riguarda l’intera Europa e chi, allora, non seppe o non volle intervenire.

Oggi, mentre assistiamo a nuovi rigurgiti di antisemitismo e a tentativi di negazione, minimizzazione o strumentalizzazione della Shoah, il dovere della memoria diventa ancora più urgente. Lo ha ribadito anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, richiamando la responsabilità collettiva di mantenere vivo un ricordo accurato e significativo, soprattutto ora che stiamo entrando nella “fine dell’era dei testimoni”.

In questo contesto, la FNP CISL ribadisce che ricordare significa agire: difendere i valori della convivenza, della pace, della dignità umana e della giustizia sociale. La memoria non appartiene solo al passato, ma parla al presente e orienta il futuro. Come ammoniva Elie Wiesel, rinunciare alla memoria dell’Olocausto equivale a uccidere le vittime una seconda volta. Sta a noi impedire che accada.