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Disabilità e non autosufficienza: riforme necessarie, ma ancora lontane dai bisogni reali

Negli ultimi anni l’Italia ha avviato due riforme di grande rilievo sociale: la Riforma della disabilità e la Riforma della non autosufficienza, entrambe previste dalla Missione 5 del PNRR e pensate per offrire finalmente un quadro normativo organico su temi che incidono profondamente sulla vita delle persone, delle famiglie e, in particolare, degli anziani. Due interventi che nascono in risposta a un cambiamento demografico ormai strutturale, segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche.

Secondo i dati Istat, oltre il 90% delle persone con disabilità sopra i 75 anni convive con almeno una patologia cronica. Un dato che rende evidente quanto sia urgente una presa in carico integrata, capace di tenere insieme bisogni sanitari, sociali e assistenziali, superando frammentazioni e disuguaglianze territoriali.

La Riforma della disabilità introduce un cambio di paradigma importante: sposta l’attenzione dalla patologia alla persona, rivede il linguaggio normativo, valorizza il “progetto di vita” individuale e personalizzato e individua l’INPS come unico soggetto accertatore per la valutazione di base, con l’obiettivo di semplificare le procedure e ridurre i tempi di risposta. La sperimentazione, avviata nel 2025 in alcune province, dovrebbe portare a un sistema più coerente e rispettoso della dignità delle persone con disabilità.

Accanto a questi elementi innovativi, però, emergono criticità rilevanti. «Siamo di fronte a riforme di grande valore civile e sociale – sottolinea Domenico Pacchioni, segretario della Fnp Cisl Emilia Centrale – ma la fase di attuazione sta mostrando limiti che rischiano di comprometterne l’efficacia concreta».

Uno dei problemi principali riguarda l’organizzazione territoriale. «La rete degli ambulatori INPS è molto più ridotta rispetto a quella delle Asl – evidenzia Pacchioni – e questo crea difficoltà enormi soprattutto per le persone fragili che vivono nelle aree montane o interne, costrette a spostamenti lunghi e complessi per sottoporsi alle visite».

A questo si aggiunge la scelta di privilegiare quasi esclusivamente la visita in presenza. «Limitare la valutazione “agli atti” significa aumentare i disagi per anziani e persone con disabilità gravi, quando invece quella modalità potrebbe velocizzare i tempi ed evitare sofferenze inutili», osserva il segretario Fnp.

Un ulteriore nodo è rappresentato dalla carenza di personale. «All’INPS mancano medici e, soprattutto, le nuove figure professionali di area psicologica e sociale previste dalla riforma. Senza organici adeguati, il rischio è quello di allungare i tempi e di non garantire valutazioni realmente multidimensionali», avverte Pacchioni.

Criticità non meno rilevante è l’esclusione dei Patronati dalla fase di richiesta. «È una scelta che rischia di lasciare sole le persone più fragili. I dati dimostrano che, anche nella sperimentazione, l’87% delle pratiche socioeconomiche è stato gestito dai Patronati. Senza un loro pieno coinvolgimento, aumentano i diritti non esercitati e le disuguaglianze», sottolinea.

Anche la Riforma della non autosufficienza, che riconosce il diritto delle persone anziane a essere curate nel proprio domicilio e introduce il Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente, presenta elementi positivi ma molte incognite. «Il rischio – afferma Pacchioni – è quello di creare percorsi separati e poco chiari, soprattutto per gli ultra70enni, con una nuova frammentazione delle responsabilità tra INPS, Asl e Comuni».

Particolarmente critica è poi la Prestazione universale sperimentale per gli ultra80enni con bisogno assistenziale gravissimo. «Con vincoli Isee così stringenti, parliamo di una misura che rischia di restare sulla carta, incapace di rispondere ai bisogni reali delle famiglie», aggiunge.

Le due riforme rappresentano dunque un passaggio decisivo in un Paese che invecchia e in cui crescono cronicità e solitudini. Ma, come conclude Pacchioni, «senza correttivi, investimenti adeguati e una vera integrazione tra istituzioni, servizi e territori, il rischio è che norme pensate per migliorare la vita delle persone restino lontane dalla realtà quotidiana di chi vive la disabilità e la non autosufficienza».

Per la Fnp Cisl, la fase di sperimentazione deve servire proprio a questo: correggere le criticità, rafforzare la rete dei servizi e garantire una presa in carico efficace, equa e tempestiva, affinché i diritti sanciti dalle riforme diventino diritti realmente esigibili.