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Caregiver familiari, una svolta storica

Pacchioni: “Riconoscimento fondamentale, ma servono più risorse e tutele anche per chi assiste i propri cari”.

Dopo anni di richieste, promesse mancate e interventi frammentari, l’Italia si avvia finalmente ad avere una legge quadro sui caregiver familiari.

Il Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2026 ha infatti approvato il disegno di legge che riconosce formalmente la figura di chi assiste, in modo continuativo e gratuito, un familiare non autosufficiente. Si tratta di un passaggio atteso da tempo, che introduce per la prima volta un impianto organico di diritti, tutele e sostegni economici per milioni di persone finora rimaste ai margini del sistema di welfare.

Il provvedimento segna una svolta soprattutto sul piano del riconoscimento istituzionale. Il caregiver viene identificato come soggetto giuridico a tutti gli effetti, con registrazione presso l’INPS e inserimento nel progetto di vita e nel Piano Assistenziale Individualizzato della persona assistita. Un passaggio rilevante che, secondo associazioni e sindacati, rompe l’invisibilità che per anni ha caratterizzato l’assistenza familiare, svolta spesso in solitudine e senza adeguate tutele, con ricadute pesanti sul lavoro, sulla salute e sulla qualità delle relazioni sociali.

Tra le misure più attese figura il contributo economico fino a 400 euro mensili, esentasse e non cumulabile come reddito, destinato ai caregiver conviventi con un carico assistenziale particolarmente elevato, pari ad almeno 91 ore settimanali. L’accesso al bonus è però subordinato a requisiti stringenti: ISEE familiare inferiore a 15 mila euro e reddito personale non superiore a 3 mila euro annui. L’erogazione, prevista su base trimestrale e gestita dall’INPS, dovrebbe diventare operativa dal 2027; il 2026 viene indicato dal governo come anno di transizione per consentire una graduale applicazione delle misure più urgenti.

Il disegno di legge interviene anche sul fronte delle tutele lavorative e sociali. Sono previste forme di permesso e di ferie solidali, con la possibilità di utilizzare ore cedute dai colleghi, oltre a congedi specifici per chi assiste minori. Per i giovani caregiver e gli studenti vengono introdotte la compatibilità con il servizio civile, l’esonero dalle tasse universitarie e il riconoscimento di crediti formativi, con l’obiettivo di evitare che l’impegno di cura si traduca in abbandono scolastico o rinuncia ai percorsi di formazione.

Sul piano delle risorse, la legge si appoggia al Fondo dedicato istituito con la Legge di Bilancio 2026. Per l’anno in corso la dotazione è pari a 1,15 milioni di euro, mentre dal 2027 il finanziamento diventerà strutturale con 207 milioni di euro annui, destinati a sostenere sia il contributo economico sia gli interventi di sistema legati all’integrazione sociosanitaria e alla presa in carico dei caregiver.

Le reazioni al via libera del Consiglio dei Ministri sono state in larga parte positive, pur con alcune riserve. «È un risultato importante, frutto di un lungo confronto con il mondo del lavoro e del sociale – afferma Domenico Pacchioni, segretario di Fnp Cisl Emilia Centrale –. Il riconoscimento formale del caregiver rappresenta una base indispensabile anche in prospettiva di future tutele previdenziali. Resta però da recuperare più risorse: il contributo economico è ancora limitato e auspichiamo che questo riconoscimento venga esteso anche a chi assiste familiari anziani non autosufficienti, caregiver a tutti gli effetti».

Il disegno di legge è ora all’esame delle Camere, dove potrà essere modificato e migliorato. La partita resta aperta, ma il segnale politico è chiaro: la cura familiare, finora affidata quasi esclusivamente al sacrificio individuale, entra finalmente nell’agenda pubblica come questione sociale strutturale.