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Caregiver familiari, la Cisl: “Bene il DDL, ma servono correzioni profonde su platea, tutele e risorse”

Il via libera del Consiglio dei Ministri al Disegno di Legge sul riconoscimento e la tutela del caregiver familiare rappresenta un passaggio atteso da anni. La Cisl valuta positivamente sia il metodo che ha portato alla stesura del testo, sia l’approdo in Parlamento con una dotazione economica dedicata. “È un risultato importante – sottolinea la Cisl – frutto di un confronto ampio e partecipato di cui abbiamo fatto parte anche insieme ad anteas al Tavolo tecnico interministeriale, che ha visto il contributo delle istituzioni, delle parti sociali e del Terzo settore”.

Dopo oltre trenta proposte di legge rimaste senza esito nelle scorse legislature, l’approvazione di un DDL con risorse stanziate (1,15 milioni nel 2026 e 257 milioni strutturali dal 2027) segna un cambio di passo. Tuttavia, per la Cisl, il testo presenta ancora criticità rilevanti che dovranno essere corrette nel passaggio parlamentare.

Il primo nodo riguarda la definizione di caregiver. Il DDL limita il riconoscimento ai legami di parentela e affinità. “Non è condivisibile – afferma la Cisl – escludere la rete affettiva stabile e comprovata, che nella realtà svolge funzioni di cura quotidiana. Così si rischia di non riconoscere tutti coloro che di fatto sono caregiver”.

Positivo, invece, il riferimento ampio alle condizioni di disabilità grave e non autosufficienza dell’assistito, così come l’introduzione di profili differenziati in base al carico di cura e alla convivenza. Una proposta sostenuta dal sindacato. Ma anche qui restano limiti: “Va ampliata la possibilità di riconoscere più caregiver per la stessa persona, individuando un ‘caregiver principale’ e valorizzando figure ‘secondarie’, per promuovere la condivisione dei carichi e garantire sollievo”.

Si puntualizza che il riconoscimento del caregiver familiare è demandato all’INPS che entro settembre 2026 deve predisporre una piattaforma informatica dedicata, che rilascia un certificato che attesti la qualifica di caregiver familiare e l’attribuzione allo stesso di un profilo tra quelli definiti.

Sul fronte lavorativo, la previsione di rimodulazione dell’orario e ricorso al lavoro agile rappresenta un passo avanti, anche alla luce del riconoscimento del diritto agli accomodamenti ragionevoli. Ma la Cisl evidenzia una lacuna: “Manca un esplicito riferimento alla contrattazione collettiva, che può rendere queste tutele più aderenti ai contesti professionali e prevenire isolamento e penalizzazioni”.

Apprezzabile la partecipazione del caregiver al progetto di vita o PAI, così come il riconoscimento delle competenze maturate, anche come studente caregiver. Tuttavia, “non si può limitare la certificazione delle competenze al solo ambito socio-sanitario: va valorizzata più ampiamente la capacità di disability management acquisita sul campo”.

Altro punto da rafforzare riguarda la tutela della salute del caregiver. Il DDL prevede sostegni psicologici, possibilità di sostituzione in emergenza e accesso preferenziale a prestazioni. Per la Cisl, però, “occorre inserire esplicitamente misure di prevenzione dei rischi muscolo-scheletrici e del burn-out, sulla base delle esperienze regionali già attive”.

Infine, il tema delle risorse. L’indennità prevista dal 2027 riguarda solo i caregiver con almeno 91 ore settimanali di assistenza,  familiari conviventi, con ISEE fino a 15.000 euro e reddito personale molto basso. “I criteri sono eccessivamente stringenti e l’importo appare esiguo rispetto all’impegno richiesto. Le risorse vanno incrementate e i requisiti rivisti, per evitare che la misura resti residuale”.

Per la Cisl, il DDL è “una base importante”, ma il Parlamento dovrà rafforzarlo. “Riconoscere davvero il valore sociale ed economico della cura familiare significa ampliare la platea, consolidare le tutele lavorative, investire di più sulla salute dei caregiver e rendere le misure economiche adeguate. Solo così la legge potrà rispondere alla realtà quotidiana di milioni di persone che tengono in piedi il nostro sistema di welfare”.