Ssn: riforma ai blocchi di partenza
La riforma del Servizio sanitario nazionale è ai blocchi di partenza.
Lunedì sera il Consiglio dei ministri ha approvato, con procedura d’urgenza, il disegno di legge delega al Governo per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del modello organizzativo del Ssn. Un intervento che punta a rendere pienamente effettivo il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
«Vogliamo un Servizio sanitario nazionale più moderno, coerente con il Pnrr e capace di rispondere alle nuove esigenze dei cittadini», ha spiegato il ministro della Salute Orazio Schillaci al termine del Cdm. Tra gli obiettivi principali, la creazione di nuovi ospedali di riferimento nazionali di terzo livello, pensati per ridurre la mobilità sanitaria. «Intendiamo preservare i principi fondanti del Ssn – universalità, equità e solidarietà – riconosciuti anche a livello internazionale, rafforzando al tempo stesso la centralità della persona e la prossimità delle cure», ha aggiunto il ministro.
Un punto chiave della riforma è l’integrazione tra ospedale e territorio, con nuovi modelli di presa in carico, in particolare per la non autosufficienza e le patologie croniche. Finora, ha ricordato Schillaci, l’assistenza ospedaliera e quella territoriale sono state regolate separatamente dal Dm 70 del 2015 e dal Dm 77 del 2022: «Oggi è indispensabile una visione congiunta per rendere il sistema più efficiente e moderno».
Il provvedimento prevede l’aggiornamento della classificazione delle strutture ospedaliere. Accanto agli ospedali di base, di primo e secondo livello, vengono introdotti gli ospedali di terzo livello, strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale, individuate sulla base di elevati standard di qualità, dell’attrattività extraregionale e dell’attività di ricerca. Nascono inoltre gli “ospedali elettivi”, strutture per acuti prive di pronto soccorso, destinate ad accogliere pazienti acuti non urgenti trasferiti da ospedali di livello superiore, con un collegamento tempestivo alla rete dell’emergenza-urgenza.
La riforma mira anche a migliorare l’appropriatezza dell’offerta ospedaliera, definendo nuovi standard minimi per le attività di ricovero, in coerenza con il modello dell’ospedale di comunità e con il Pnrr, e valorizzando le buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative.
Ampio spazio è dedicato all’assistenza territoriale, in particolare per le persone non autosufficienti, attraverso la definizione di standard di personale, la garanzia della continuità assistenziale e la promozione della domiciliarità, compresa l’erogazione dei farmaci a domicilio. Previsti anche l’aggiornamento dei percorsi di cura per le patologie croniche complesse, il rafforzamento delle cure palliative e una maggiore integrazione tra interventi sanitari e socio-sanitari.
Infine, il disegno di legge punta a valorizzare la bioetica clinica come strumento di umanizzazione delle cure, a riordinare i servizi di salute mentale e a rivedere la disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, con l’obiettivo di rafforzarne il ruolo nell’assistenza territoriale.