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La solitudine degli anziani: un’emergenza sociale che chiede risposte nuove

La solitudine nella terza età è un fenomeno in costante crescita, alimentato dall’invecchiamento demografico e da legami sociali sempre più fragili.

Il pensionamento, spesso vissuto come rito di passaggio improvviso, priva l’anziano di un ruolo riconosciuto e riduce le occasioni di incontro quotidiano. A questo si aggiungono eventi personali dolorosi – la perdita del coniuge, l’allontanamento dei figli, il declino fisico – che restringono ulteriormente il raggio delle relazioni. Così, la solitudine diventa isolamento e l’isolamento diventa vulnerabilità. E’ quanto emerso nella ricerca di Fnp Emilia Centrale presentata il 5 dicembre a Modena.

Nelle province di Modena e Reggio Emilia i dati mostrano con chiarezza la portata del fenomeno: oltre 82 mila persone over 65 vivono da sole, con una concentrazione ancora più marcata nelle aree montane, dove servizi e reti di prossimità sono più rarefatti. In questi territori l’anziano è spesso solo due volte: dentro casa e nel contesto sociale che lo circonda. La solitudine nella terza età è oggi una vera emergenza sociale.  Tra i determinanti della solitudine spicca  il problema dell’abitare che influisce fortemente sulla qualità della vita di queste persone. Molti ultra 64enni vivono in case lontane dai familiari o con barriere architettoniche che limitano gli spostamenti. Le abitazioni non accessibili amplificano la dipendenza dagli altri e riducono l’autonomia quotidiana. Una condizione che si intreccia con un altro nodo critico: le malattie croniche, sempre più diffuse tra gli over 80, e spesso accompagnate da sintomi depressivi.

In questo quadro il lavoro di cura svolge un ruolo ambivalente. Badanti e caregiver rappresentano un supporto indispensabile, ma vivono anch’essi situazioni di forte pressione e solitudine, specialmente quando conviventi o privi di una rete sociale. Il badantato irregolare, ancora molto diffuso, rende ancor più fragile questo equilibrio. Basti pensare che i contratti regolari di badantato sono in calo. Per portare un esempio del nostro territorio Modena passa da 12.353 nel 2023 a 12.110 nel 2024; Reggio Emilia da 7.951 a 7.564. Ma il dato più allarmante riguarda il sommerso: applicando la stima nazionale 6 badanti su 10 lavorano irregolarmente. Una situazione che espone sia l’anziano sia la badante a nuove forme di solitudine e precarietà.

 

Accanto alla salute e alla casa, la ricerca evidenzia due fattori determinanti dell’isolamento: il reddito e il divario digitale. Molti anziani soli dispongono di pensioni modeste, spesso insufficienti per mantenere attività sociali o servizi di supporto. La digitalizzazione dei servizi pubblici, se da un lato semplifica la vita di molti, dall’altro esclude chi non possiede competenze tecnologiche. Una quota significativa di over 80 dichiara di non essere in grado di usare nemmeno il cellulare, con conseguente difficoltà ad accedere a servizi essenziali.

Esistono però risposte territoriali che rappresentano una barriera concreta contro la solitudine: centri sociali, palestre della memoria, orti urbani, volontariato. Sono presidi di comunità, luoghi in cui ricostruire relazioni, condividere attività e mantenere attiva la mente. Tuttavia, la loro distribuzione non è omogenea e non sempre riesce a intercettare i più fragili.

“La solitudine non è un destino individuale, ma un problema collettivo che attraversa famiglie, istituzioni e comunità – commenta il Segretario Fnp Cisl Emilia Centrale Domenico Pacchioni- Gli ultimi, tragici episodi di omicidi e suicidi che hanno coinvolto persone anziane ne sono la prova più dolorosa: dietro questi fatti si nasconde spesso una solitudine profonda e non intercettata. Per affrontarlo  – continua il Segretario servono politiche lungimiranti, reti solidali e uno sguardo capace di riconoscere la fragilità come un luogo da cui ripartire insieme.  Fnp Cisl Emilia Centrale propone un approccio integrato fondato su tre parole chiave: domiciliarità, prossimità e sussidiarietà. – conclude Pacchioni- Per agire davvero contro la solitudine, occorre conoscere chi ne è colpito e dove vive: da qui l’idea di una mappatura della fragilità che incroci dati anagrafici e sanitari per individuare gli anziani più esposti. Accanto a questo, la Federazione promuove corsi di alfabetizzazione digitale e finanziaria, attività ricreative, sportelli di orientamento e il progetto “Telefono Amico”, strumenti semplici ma fondamentali per ristabilire un contatto umano”.