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Lavoro domestico, il nuovo contratto porta aumenti e più tutele ma cresce la preoccupazione delle famiglie

Pacchioni (Fnp Cisl Emilia Centrale): “Bene gli aumenti e la formazione, ma senza un intervento pubblico rischiamo di spingere ancora il lavoro nero. Servono misure di sostegno al welfare familiare”.

Dal 1° novembre sono entrate in vigore le novità del nuovo contratto collettivo del lavoro domestico, che riguarda oltre 817mila tra colf, badanti e baby-sitter. L’accordo, frutto di una trattativa complessa tra Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs, Federcolf, Fidaldo e Domina, introduce importanti novità economiche e sociali per un settore spesso invisibile ma essenziale. Previsto un aumento di 100 euro lordi mensili sul livello medio BS, più 135,75 euro di adeguamento al costo della vita e la rivalutazione dei minimi retributivi che passa dall’80% al 90%.”Il rinnovo rappresenta un riconoscimento sociale importante per un comparto essenziale nella vita di milioni di famiglie – dichiara la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola- È un risultato che rafforza il valore del contratto nazionale come strumento di inclusione, equità e progresso sociale, e che riconosce pienamente il ruolo fondamentale delle lavoratrici e dei lavoratori della cura, veri pilastri del nostro welfare quotidiano”. Il contratto rafforza anche le tutele per la genitorialità: 4 mesi di maternità facoltativa e un’estensione del divieto di licenziamento. Sono inoltre previsti nuovi permessi retribuiti per assistere familiari con gravi disabilità. Valorizzata infine anche la formazione certificata promossa da Ebincolf, con contributo portato da 11 a 30 euro, insieme a nuove garanzie su sicurezza e malattia. La firma del rinnovo ha suscitato, in generale, un ampio consenso tra le organizzazioni sindacali, che parlano di «una vittoria di civiltà e di giustizia sociale» anche se alcune considerazioni sono dovute. “Occorre fare un ragionamento a 360 gradi sul rinnovo del contratto dei lavoratori domestici – commenta Domenico Pacchioni, segretario Fnp Emilia Centrale- poiché se da un lato si registra per la prima volta un miglioramento delle condizioni economiche degli impiegati nel settore, figure essenziali nei servizi di cura dei nostri anziani, dall’altro lato è chiaro che come sindacato pensionati non possiamo non considerarne le ricadute. Le famiglie – continua il segretario- dovranno affrontare costi più elevati, stimati fino a 230 euro in più al mese per i livelli medi, a causa dei nuovi minimi retributivi, della rivalutazione Istat e dei contributi”. Pacchioni non nasconde un po’di preoccupazione: “I dati Inps sull’osservatorio sul lavoro domestico mostrano una situazione per cui sta tendenzialmente calando il numero di lavoratori regolari – mette in evidenza il segretario Fnp Cisl Emilia Centrale – viene quindi da chiedersi come si muoveranno i trend del lavoro sommerso sapendo che a livello nazionale si stima che 6 lavoratori su 10 siano impiegati nel lavoro di cura in modo irregolare. Sappiamo inoltre che il fenomeno del ricorso al “badantato”, perlopiù di origine straniera, è una riposta tutta italiana per compensare alle carenze del sistema di assistenza pubblica che le famiglie affrontano rispetto all’invecchiamento della popolazione e ai cambiamenti socio-demografici – puntualizza- e sappiamo che le famiglie non possono essere considerate alla stregua dei datori di lavoro. Per cui – afferma Pacchioni- chiediamo un maggior impegno da parte delle istituzioni per sostenere il welfare famigliare ed il lavoro di cura, per sostenere i redditi delle famiglie che non trovano risposta nei servizi di assistenza pubblici anche sperimentando modelli di assistenza già diffusi”. Pacchioni nel suo commento mette anche in evidenza come in alcuni paesi del nord, vedi la Svezia, la “long term care” sia una responsabilità pubblica”. “Registriamo infine positivamente il riconoscimento dell’incremento del contributo a Ebincolf per le ore di formazione – conclude il segretario- poiché spesso le assistenti familiari si trovano a dover gestire casi gravi con grandi deficit funzionali e la formazione è più che mai necessaria. Il fatto che per le badanti vengano previsti percorsi di formazione necessari, da una parte qualifica il loro lavoro e dall’altra migliora la qualità di assistenza per i nostri anziani”.