Quando le solitudini si incontrano: anziani e giovani alleati contro la fragilità

Dalle cronache locali che continuano a raccontare episodi di violenza tra giovani in linea con l’allarme nazionale legato al diffondersi tra i giovanissimi di risse, rapine ed esibizione della violenza sui social, e proteste di piazza in cui si devastano intere aree della città, il fenomeno della devianza minorile si impone nell’attualità con una drammaticità sempre più stringente. Di fronte a questa emergenza si rincorrono gli appelli al contrasto e alla sicurezza, ma una risposta unicamente repressiva rischia di non risolvere il problema. Dietro la rabbia esibita e le dinamiche di strada emerge infatti un elemento sotterraneo e profondo: la solitudine radicale delle nuove generazioni.
Come ha ricordato recentemente Padre Giuliano Stenico, fondatore del Ceis, sulla Gazzetta di Modena ci troviamo di fronte a un’epoca paradossale. I giovani d’oggi, apparentemente iperconnessi, soffrono di un isolamento senza precedenti. Emblematica è la lettura dell’attività di confronto svolta da Ceis durante un’assemblea di istituto al Liceo Wiligelmo di Modena in cui è emerso che di fronte a 450 studenti, oltre il 70% ha indicato proprio la solitudine come la difficoltà principale della propria vita. Un dato che rivela un vuoto relazionale e di senso che le istituzioni e le famiglie faticano a colmare.
Questa fragilità attraversa realtà diverse del mondo giovanile. Da un lato ci sono i ragazzi di seconda o terza generazione di migranti, spesso attirati dalle dinamiche di strada, che crescono privi di una rete familiare allargata e senza figure anziane di riferimento nel Paese in cui vivono, privandosi così di radici che storicamente offrono protezione, ascolto e continuità. Dall’altro ci sono i teenager italiani, spesso figli di genitori già in età “avanzata”, che hanno conosciuto i nonni soltanto nei primissimi anni di vita, se li hanno conosciuti. Il risultato è la prima generazione della storia che soffre la solitudine come condizione diffusa, senza adulti capaci di intercettare fino in fondo questo disorientamento.
All’altro estremo del ciclo della vita si colloca la solitudine degli anziani, un tema che la Fnp Cisl Emilia Centrale denuncia e affronta quotidianamente sul territorio. La perdita delle relazioni, la sensazione di irrilevanza e l’isolamento abitativo rendono la terza età fragile e vulnerabile. Padre Stenico propone di far incontrare queste due solitudini attraverso soluzioni innovative, come il cohousing abitativo o centri diurni e temporanei in cui ragazzi e anziani possano condividere la quotidianità. Esperienze in cui giovani e studenti coabitano con anziani per sostenerli nella vita di tutti i giorni, dimostrano come l’immaginazione possa andare oltre la rassegnazione, trasformando due fragilità in un beneficio reciproco.
Per la Fnp Cisl Emilia Centrale, risposte esclusivamente repressive o emergenziali non bastano per arginare la deriva sociale e giovanile; occorre ricostruire il tessuto relazionale delle città. In questo scenario emerge il valore inestimabile delle persone anziane e dei nonni. Non si tratta solo di un supporto materiale o economico per le famiglie, ma di un faro emotivo e culturale. L’anziano è custode della memoria, del tempo ritmato, dell’ascolto privo di giudizio: elementi indispensabili per la crescita dei più giovani. Riconnettere i ragazzi con la saggezza della terza età significa offrire alle nuove generazioni un’ancora a cui aggrapparsi e agli anziani una rinnovata utilità sociale, dimostrando che l’alleanza tra generazioni è l’unica vera risposta al male della solitudine.