Appennino emiliano, segnali di ripresa: più residenti nelle aree fragili. Ma la sfida è trasformare i dati in futuro
Bologna — In controtendenza rispetto al generale calo demografico che interessa il Paese, alcune aree dell’Appennino emiliano — in particolare le zone di collina interna e di montagna intermedia delle nostre province di Modena e Reggio Emilia — fanno registrare timidi ma significativi segnali di ripopolamento.
A evidenziarlo è la ricerca “Abitare i territori fragili è possibile!”, presentata nei giorni scorsi a Bologna da FNP CISL Emilia-Romagna, CISL Emilia-Romagna e Fondazione Generazioni.
I dati Istat aggiornati al periodo 2022–2024, rielaborati dai demografi Gianluigi Bovini e Franco Chiarini, restituiscono un quadro articolato: accanto a territori ancora in difficoltà, si registrano infatti casi di crescita demografica nelle aree interne collinari e in alcuni comuni montani. Nel complesso, si parla di circa 4.000 residenti in più, un segnale incoraggiante per zone storicamente segnate da spopolamento e invecchiamento.
A sottolineare il valore di questi numeri è stato il Segretario nazionale FNP CISL, Roberto Pezzani, che ha definito i dati «uno strumento prezioso per orientare responsabilità e progettualità future». Pezzani ha ricordato come il progetto Appennino nasca proprio con l’obiettivo di riportare attenzione su territori spesso marginali, evidenziando che i segnali di crescita demografica rappresentano un incoraggiamento a proseguire negli investimenti su servizi, qualità della vita, integrazione e welfare territoriale.
Ma leggere i numeri non basta. È questo uno dei messaggi centrali emersi dall’incontro: i dati aiutano a individuare le tendenze, ma non spiegano da soli le ragioni profonde dei cambiamenti. Per comprendere davvero i processi in atto — dalle scelte abitative ai nuovi equilibri tra lavoro e vita — è necessario affiancare all’analisi statistica una lettura sociale e territoriale, quella che come FNP CISL Emilia Centrale ci vorremmo impegnare a restituire.
In diversi casi, il ritorno o l’arrivo di nuovi residenti è legato a politiche mirate, alla qualità della vita e, in misura crescente, al contributo della popolazione straniera, che svolge un ruolo importante nella tenuta demografica ed economica di queste comunità. Un fenomeno che, tuttavia, pone anche nuove sfide: dall’integrazione alla coesione sociale, fino all’accesso ai servizi e al lavoro di qualità.
«Abitare i territori fragili non solo è possibile, ma può rappresentare una prospettiva concreta di sviluppo», è il filo conduttore della ricerca. Una prospettiva che richiede però investimenti e strategie di lungo periodo: infrastrutture, servizi digitali, mobilità, politiche per famiglie e anziani, oltre a un rafforzamento del welfare territoriale.
Dal confronto è emersa con forza la necessità di trasformare l’analisi in azione. Occorre una vertenza regionale.
Per questo FNP e CISL Emilia-Romagna propongono un nuovo Patto sociale regionale, capace di mettere in rete istituzioni, comunità locali e parti sociali, con l’obiettivo di rendere le aree interne più attrattive, vivibili e sostenibili.
Il fenomeno osservato nell’Appennino emiliano suggerisce che il declino delle aree fragili non è inevitabile. Ma il futuro di questi territori dipenderà dalla capacità di comprendere i cambiamenti in atto e di tradurli in politiche concrete, capaci di tenere insieme sviluppo, inclusione e qualità della vita.