Un Patto per la montagna per tornare a investire sull’Appennino e combattere lo spopolamento
La CISL apre una nuova sede a Sestola e lancia una proposta per rafforzare servizi, lavoro e infrastrutture e contrastare lo spopolamento dell’Appennino.
Una nuova presenza sul territorio per ascoltare, costruire relazioni e dare voce alle esigenze di chi vive e lavora in montagna. È stata inaugurata, in via Statale Ovest 19, la nuova sede CISL di Sestola, con una partecipazione ampia e sentita da parte della comunità.
La mattinata si è aperta con il taglio del nastro e la benedizione della sede, per proseguire poi all’Hotel Parco Sestola con una tavola rotonda dedicata alle principali problematiche dell’Alto Frignano. Un confronto molto partecipato, che ha riunito rappresentanti della CISL, delle istituzioni e del territorio, mettendo al centro temi come spopolamento, servizi, sanità, lavoro, mobilità e futuro delle comunità montane.
All’incontro sono intervenuti Rosamaria Papaleo, segretaria generale CISL Emilia Centrale, Domenico Pacchioni, segretario FNP CISL Emilia Centrale, il sindaco di Sestola Fabio Magnani e Lorenzo Checchi, presidente dell’Unione dei Comuni del Frignano. La tavola rotonda è stata coordinata dalla giornalista Paola Ducci.
Nel suo intervento, Pacchioni ha sottolineato la necessità di rafforzare i presidi e le opportunità che consentono alle persone di continuare a vivere in montagna, anticipando la proposta della CISL Emilia Centrale di un “Patto per la montagna”, illustrata nel dettaglio dalla segretaria generale Rosamaria Papaleo: «Quando in montagna chiude un servizio, non perdiamo soltanto quel servizio. Perdiamo un pezzo della rete che rende possibile vivere in quel territorio». Da qui l’impegno della CISL a promuovere una rete capace di tenere insieme diritto alla cura, al lavoro, alla casa, alla mobilità, alla famiglia e alla comunità.
La nuova sede nasce dunque come un punto di riferimento stabile e aperto, non soltanto per offrire servizi, ma per raccogliere bisogni e proposte e rafforzare il dialogo con istituzioni, associazioni, imprese e cittadini. «Aprire una sede in montagna significa esserci e presidiare un territorio», ha sottolineato Pacchioni, indicando nella presenza e nella capacità di fare rete strumenti fondamentali per contrastare lo spopolamento e costruire nuove opportunità per l’Alto Frignano.
«La CISL crede nella montagna e continua a investirci – ha affermato Papaleo durante la tavola rotonda –. L’apertura della nuova sede di Sestola non è una bandierina sulla carta geografica: è una scelta politica. Se chiediamo a istituzioni e imprese di non arretrare, dobbiamo essere i primi a restare. La prima politica contro lo spopolamento è esserci; la seconda è fare in modo che vivere qui non diventi un atto eroico».
Papaleo ha evidenziato anche come la montagna possa offrire qualità della vita e convenienza. Una casa di 90 metri quadrati può costare 400-500 euro al mese, contro gli oltre 1.100 euro di Modena o Formigine e quasi 1.000 di Sassuolo. Ma il vantaggio del costo della casa non basta se il risparmio viene riassorbito da chilometri da percorrere, necessità di utilizzare due auto, tempi di viaggio e servizi lontani. I numeri, del resto, mostrano la difficoltà demografica: negli ultimi vent’anni, esclusi Pavullo e Serramazzoni, che hanno registrato un andamento in controtendenza, gli altri otto Comuni del Frignano hanno perso 1.125 residenti, pari al 7,2%.
«Per questo serve un progetto forte e coordinato – ha affermato Papaleo –: un Patto per la montagna che tenga insieme casa, servizi, scuola, lavoro, mobilità e infrastrutture digitali. L’Appennino può diventare un grande hub del lavoro digitale e dell’innovazione, collegato a Tecnopolo, università, imprese e formazione: non una periferia da connettere, ma un territorio capace di attrarre competenze e lavoro qualificato».
Dentro questo progetto, la proposta più innovativa è una Zona economica semplificata della montagna, pensata per l’Appennino. La proposta è rendere più facile e meno costoso fare impresa in montagna, con meno burocrazia e agevolazioni fiscali anche per le attività più piccole. Gli aiuti sarebbero maggiori nei Comuni più fragili e premierebbero chi investe, assume stabilmente e mantiene la propria attività sul territorio.